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| premio raise 2008 |
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I PREMIO POESIA
Betina dai lavri rossi
di Ilario Dittadi Campalto (Ve)
MOTIVAZIONE
Una serie di immagini che definiscono altrettante situazioni, in bilico tra sogno e memoria, ma con una straordinaria presenza di luci e colori e suoni, che la lingua poetica traduce in impasti timbrici, con accelerazioni e arresti improvvisi che danno conto dei sentimenti dell’autore. Ma, alla fine, mentre muiono i tocchi della campana di una sera d’agosto, rimane quasi solamente l’immagine della fanciulla con le trecce sfatte e la malizia della mela in mano, capace di far diventare uomo un ragazzo in un groviglio di sensazioni ed emozioni. Il tutto senza i soliti piagnistei della nostalgia che troppo spesso accompagnano le cadenze del dialetto, ma con versi incisivi e articolatissimi, in una gioia trasognata che non è mai impallidita, come le rosse labbra di Bettina.
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I PREMIO PROSA
Cossa ghe xé de là?
di Giovanni Caniato
Pontecchio (Ro)
MOTIVAZIONE
Questo bellissimo racconto è diviso in due parti. Nella prima, un nonno e la nipote dialogano sulla riva di un fiume, e parlano di vita quotidiana e di sogni, di attese.
Una domanda, fra le altre: “Cosa c’è di là”? L’uomo dà la sua risposta.
Nella seconda parte, i ruoli sono invertiti, è la nipote che dà la risposta al nonno.
E ancora una volta è la corrente dell’Adige che, imitando la storia, fluisce solenne e misteriosa portando tutto al mare.
E’ un poemetto in prosa, imbevuto di religiosità. Uno dei più belli premiati da Raìse.
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II PREMIO POESIA
Fate ‘contare dal vento
di Clara Rossetti Chirignago (Ve)
MOTIVAZIONE
Vale in questa lirica la sapiente scansione dei versi, che diventa invito lieve e insinuante, pronto però a incendiarsi di nostalgia e memorie, rimpianto dolce di un altro tempo e un’altra età della vita.
Il distendersi dei versi al soffio del vento della memoria esalta una lingua quotidiana, che pure sa dire i segreti dell’anima e il tumulto delle passioni, ma soprattutto ritagliare immagini arruffate e acquerellate, con bianchi e grigi che si sparpagliano, vele sbrindellate e odore di mare che sono l’eco della vita.
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II PREMIO PROSA
Fortuna? Dipende dai punti di vista
di Daniela Zampirollo Adria (Ro)
MOTIVAZIONE
In questo memoriale di malanni che la affliggono, la protagonista usa l’ironia e il sarcasmo, con vena popolaresca e disincanto.
In fondo, la vita che descrive è, dopo tutto, “normale”, anzi – dicono gli altri – è anche una vita fortunata.
Sapete perché? Perché avrebbe potuto andare peggio... Allegria!
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III PREMIO POESIA
No stà badare
di Ines Scarparolo Vicenza
MOTIVAZIONE
C’è il gusto, nei versi brevi che si susseguono in rapida cadenza, delle parole e soprattutto di verbi che ritrovano un suono antico e familiare, che si fa aspro nell’addensarsi delle consonanti.
In questa poesia, che vibra d’amore e che cerca di chiudere il cerchio incompiuto dell’irripetibilità, sono proprio i suoni e la dizione a rivelare i turbamenti di un cuore inquieto che nasconde l’urgenza dei sentimenti dietro un velo di ruvidezza.
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III PREMIO PROSA
La maestra foresta
di Licia Micovillovhic
Nata a Pola Perugia
MOTIVAZIONE
In questo racconto la rievocazione di una stagione della vita è lieve e arguta. In particolare, c’è l’incontro fra due dialetti in una scuola di un paese del Nord Est dove ovviamente l’apprendimento avviene attraverso la lingua italiana.
Il tutto è ricamato con finezza sullo sfondo di una esperienza di vita vissuta.
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Premio “Giuseppe Schiesaro”
Canto aea tera mia
di Roberto Zaniolo Santa Giustina in Colle (Pd)
MOTIVAZIONE
Questa lirica si richiama a un genere ben preciso della tradizione poetica di ogni tempo e paese, il canto o l’ode alla terra natale, che nei versi spiegati e aperti viene evocata con il linguaggio del cuore e della memoria del poeta stesso, che sa poi slanciarsi con voce più persuasiva nella illustrazione di caratteri e virtù, che trovano i colori dell’autenticità. In questo caso il dialetto diventa addirittura consunstanziale al tema, una sorta di genius loci, che si manifesta e si arruffa nella affollata serie di doppie esse che determinano la sonorità di tutta la lirica.
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| Premio “Autore Polesano”
Indrio nel tenpo
di Carlo Esofago Rovigo MOTIVAZIONE
In questa lettera alla madre, che ci riporta tutti “indrio nel tempo”, il tono della narrazione è venato di nostalgia, di rammarico, di “pietas” filiale.
Quello che sembra un’esaltazione dei tempi andati è, in filigrana, un canto alle perdute infanzie di noi tutti. |
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